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Sviste sulle solite riviste - Superpista
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Paolo Pininfarina

Sviste sulle solite riviste

Per celebrare il 90° anniversario della Pininfarina, Ruoteclassicche di questo mese cerca “chi e quanti uomini hanno reso grande la compagnia” (il mio Heart Team).
Anche se onorato di essere tra quelli menzionati nell’articolo ” caccia all’uomo ” (” Caccia all’uomo “), la ” caccia ” non è andata oltre ciò che è noto. Dimenticatezza, errori e “serenate” ancora una volta mancati per offrire finalmente informazioni complete e sincere sulla paternità di auto-styling. Quindi, come ex Pininfarina, sento il dovere di intervenire.

Sicuramente solo le inesattezze sono:
– “… Paolo, architetto,…”: per quanto ne so Paolo Pininfarina è un ingegnere;
– “… il designer Mario Trinchieri…”: no. Era direttore commerciale, così come genero del signor. Carli;
– “… Gandini e Giugiaro non avevano ” diritti di firma “…” a Bertone: non esattamente. Rendering di Giugiaro (e anche prima di Scaglione) sono stati pubblicati con “nessuna firma nascosta” (oltre). I Gandini non pubblicati. Quindi, essendo Pininfarina e non Bertone, “nessun diritto di firma” mi sembra fuori posto. Faccio finta di non vedere la connessione.

Al contrario, davvero imperdonabile è la mancanza dei tanti nomi a cui ho assistito o sono sicuro dei loro veri atti di styling: tutti degni di menzione. Sono davvero deluso dal fatto che i media continuano a lasciarli nell’oscurità. ” Caccia ” (” cattura & show “) non è difficile. Lo voglio e basta. Inoltre, avrei aggiunto altri nomi del Maestro, tanto degni in conformità con il ” potere del gruppo ” e ” gioco di squadra Per me: tutti o nessuno. Per (ironicamente dicendo) bilanciare una tale mancanza, limitando la ” caccia ” a chi ha davvero progettato per Pininfarina, la didascalia ” Hall of Fame ” ammette chi ha fatto di styling sono solo fantasmi, ma (da sempre) vanta opere di styling senza dimostrare loro, così che degno della “Hall of… falsi”. Ma nessuno sembra notarlo. Al contrario, parole di lode per lui tanto quanto per gli altri. Forse a causa della mancanza di prove. Non vedo nessun altro motivo.

A causa della mia idiosincrasia, non faccio il nome del bragart (facile trovarlo da chi è interessato), ma leggendo: “Con trentadue molle, quaranta auto nate sotto la sua direzione e alcune ispirate direttamente da lui ( Ferrari 456 e Mythos, Maserati Birdgage e altre ), è uno degli uomini chiave dell’azienda. Dal fianco di Sergio Pinfarina… fa parte della svolta generazionale, con il proprio contenuto di sconosciute” Mi suona solo un inno alle apparenze, ma non misure di vero styling creativo. Per me, 32 molle e 40 auto nate sotto la sua gestione non sono medaglie ” Hall of Fame ma solo indice numerico: lunghezza del servizio e importo (non importa se 4, 40 o 400) di modelli appena passati sotto gli occhi. In particolare, circa il 3 ispirato, vorrei confermare chi (lo so bene) li ha progettati. Riguardo agli altri non mamed :… nessun commento è il miglior commento. Mi piace ricordare che la vera Creativa decide a chi o a cosa si ispira. Di sicuro non passivamente da parte del manager di styling (a meno che non si-man o sì-woman “esibizioni”). Lo sottolineo nemmeno Mr. Sergio Pinfarina ha mai detto pubblicamente o lasciategli dire di essere lui il deus ex machina che inpira lo stile del suo Atelier! Né Andrea né Paolo: alias la svolta generazionale (noto fin dall’inizio). Così tanto di cui vorrei che Andrea potesse parlare… con la sua stessa veemenza mi raccontava i dettagli sull’uomo chiave “, come ” cacciare ” e cacciarlo fuori.
Inoltre, il testo lo figura “un ingegnere che ama disegnare”. Forse, ma nei miei quindici anni a Pinfarina ho mai visto uno rendering o disegno disegnato da lui. Dopo, dubito che il miracolo sia successo. Comunque sono pronto a scusarmi profondamente davanti alle prove.

Ma perché specificare solo il suo amore per il disegno? Anche gli altri menzionati (ingegneri e non, ad eccezione di tutte le Pinfarine e Mr. Carli) amavano (e penso ancora amare). Quindi… hanno fatto dei disegni! Significa che se il fuoco sacro per lo styling l’avesse preso, nessuno gli avrebbe proibito di esibirsi. Ma – punto chiave – è necessario anche l’amore per la competizione. A Pinfarina, l’unico che ha cercato di proibire a qualcuno di disegnare… è lui! Sì, a me. Non ottenendo successo, più tardi la mia firma sulla mia Alfa Romeo Spider e Gtv sono stati nascosti. Forse credendo i “no diritti di firma” (che la dignità dell’Autore rifiuta). Oppure, peggio, ignorando o non importa delle leggi italiane sul copyright (tutto nel mio “AUTOritratto”).

Di certo non imputo la mancanza di questi miei ricordi dettagliati sull’articolo. Assolutamente no. Chiedo solo di verificare e documentare cosa verrà pubblicato. Voglio dire essere in grado di separare coloro che hanno davvero progettato da chi fa di tutto per farlo credere. Onestamente, non sono auto scritte disegnate o disegnate dall’uomo chiave ” (come spesso letto), ma ispirate da lui. Anche se vero, non ha valore genetico se senza prove tangibili. Voglio dire fatti, non parole. Documenti, non dialettica. Disegni, sketch, rendering (datati e firmati se carta; certificati se virtuali) l’unico atto per dimostrare che ciò che è scritto, supportato è la verità e non falsa notizia. In sostanza: non equiparare il disegno con la gestione dei disegni degli altri. Solo coloro che non hanno capacità di disegnare (nel senso di concepire) amano e rivendicare questa equazione. Nel mondo del design dell’auto, in passato come nel presente, ce ne sono troppi che si celebrano (e lasciano che accada) come un Mozart ma non sono nemmeno un Salieri. Ecco perché da molti anni dico che la paternità dell’auto merita studi seri, senza distorsione editoriale che, anche se non rilevabile dalla maggior parte dei lettori, diminuisce la bontà di base di articoli come quello qui concentrato. In altre parole, poter offrire – soprattutto per giornalismo investigativo non esperto (come fanno alcuni programmi televisivi italiani) e non fare censura del regime che soffro – come normale lettore – quando cerco di correggere informazioni fuorvianti che – come esperto – posso provare. La creatività e la paternità dell’Autore sono questioni sacre! Nonostante questo, sono ancora sicuro di me. Nel mondo del design dell’auto ci sono ancora molti falsi miti non ancora ” cacciati ” da smascherare e mettere nella ” Hall of falsi “.

Nel caso accadesse, invece di ” caccia all’uomo ” suggerisco: ” Cercasi!”.

Enrico Fumia | 15 maggio 2020.

Enrico Fumia

enrico.fumia@superpista.it

Enrico Fumia, 16 maggio 1948, è una colonna portante del Car Design. Autore di pezzi pregiati, come l'Alfa Romeo 164, la Ferrari F90 e la Lancia Y, premiata al Car Design Awards 1996, è stimato e riconosciuto dal Giappone agli Stati Uniti. Capace di rilanciare l'immagine della Spider Alfa Romeo, con il progetto 916, e di cimentarsi in coupe ardite, come la derivata GTV e la splendida Audi Quartz, è tuttora attivo nella produzione di prototipi innovativi. Progettista a tutto tondo, spazia dall'arredamento di Lusso, al Food Design, con uno stile sempre riconoscibile.

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