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l'amore mio sei XU - Superpista
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Peugeot 305

l’amore mio sei XU

Quello dei propulsori da competizione è un mondo fatto di tecnica, altissima ingegneria, soluzioni al limite dei regolamenti, suoni idilliaci e fiammate dagli scarichi.
E’ davvero difficile, però, che motori del genere nascano da Zero. Nella quasi totalità dei casi essi sono mere evoluzioni di motori prodotti in grande serie, che spesso equipaggiano modelli che non potrebbero essere più lontani dal mondo delle corse.

Il V6 della gloriosa MG Metro 6R4 Gr.B, ad esempio, deriva dal pacifico V8 Rover che già 20 anni prima equipaggiava grosse berline e persino i fuoristrada Land Rover. Eppure, privato di 2 cilindri, è riuscito a sprigionare oltre 400cv sulla piccola bomba da rally britannica, e addirittura quasi 600CV quando, qualche anno dopo, fu montato sulla Jaguar XJ220, auto che fece segnare i 350km/h a Nardò, nonché detentrice del record sul Ring, dal 1992 al 2000. Fino al 2000, il record al Nurburgring era incorniciato nel garage di una supercar spinta da un motore derivato da un V8 che, negli anni ’60, equipaggiava i fuoristrada. Solo gli inglesi…

Non c’è dunque da meravigliarsi se in questo articolo ci troveremo a narrare le gesta del francesissimo motore Serie XU, che ha equipaggiato a partire dagli anni ’80 le vetture da corsa più vincenti marchiate Citroën e Peugeot.

Il motore XU viene introdotto nel 1982, su una vettura con davvero poche velleità sportive: la Peugeot 305.
Si trattava di un motore 4 cilindri in linea, inizialmente offerto nella sola cilindrata da 1,6 litri, nelle versioni con carburatore monocorpo e doppiocorpo, rispettivamente da 80 e 92 cv.

Caratteristiche comuni dell’intera famiglia, oltre al numero di cilindri, erano il monoblocco in alluminio (come le testate che vi sono state via via applicate), e le canne cilindri in umido, riportate in ghisa.
Il motore era inizialmente pensato per essere ospitato su vetture a trazione integrale, montato trasversalmente ed inclinato di 30° all’indietro.

Già Due anni dopo il debutto, il motore XU dimostra le proprie velleità sportive: nel 1984 equipaggia la Peugeot 205 GTI 1.6, con iniezione elettronica Bosch, e la Citroën BX GT, con carburatore doppiocorpo e corsa pistone maggiorata, con conseguente aumento della cilindrata a 1,9 litri.

Nello stesso anno, il motore XU, nella sua versione XU8T, entra prepotentemente nella storia del Motorsport. Al Tour de Corse 1984 debutta la Peugeot 205 Turbo16, il mostruoso prototipo Gruppo B che regalerà alla Casa del Leone i titoli mondiali rally nel 1985 e nel 1986. Il motore della T16 mantiene lo stesso alesaggio dei suoi cugini stradali, con una cilindrata di 1775 cm3, distribuzione bialbero a 4 valvole per cilindro, e sovralimentazione mediante turbocompressore KKK. Nelle sue versioni più estreme, l’auto arrivò ad erogare oltre 600 cv.

Con l’abolizione del Gruppo B, la vettura venne impiegata nelle gare raid in versione allungata, e nella gloriosa Pikes Peak. In entrambe le corse, pochi anni dopo, venne rimpiazzata dalla 405 T16.
La 405 T16 era equipaggiata da una versione a corsa maggiorata del motore della 205 T16, con cilindrata portata a 1,9 litri, e turbocompressore Garrett. Quest’unità motrice regalò alla 405 Due Dakar e Due Pikes Peak. Il video di Ari Vatanen che derapa sulle curve polverose della salita americana, mentre con una mano si ripara gli occhi dal sole, è entrato nella leggenda.
La 405 T16 Raid venne poi sostituita dalla Citroën ZX Grand Raid, sotto il cui cofano ha trovato posto il più grande dei motori XU, con cilindrata da 2,5 litri, laureatasi per ben 5 volte campione del mondo.

Nel 1991, il motore equipaggia la Peugeot 905 Spider, piccola barchetta monoposto nata per competizioni monomarca e finita addirittura per gareggiare alla 24h di LeMans. La sua unità era siglata XU9J4x, derivata dal propulsore della 405 Mi16, versione sportiva della berlina francese che nei primi anni ’90 si faceva spazio tra le curve dei rally nazionali, specialmente in Italia, con il grande Andrea Aghini.

Di lì a poco, la Peugeot si preparava a sfornare un’altra bomba rimasta incisa nella memoria degli appassionati: la 306 Maxi. Era l’epoca delle kit car 2 ruote motrici, che in alcune gare su asfalto riuscivano addirittura ad imporsi sulle più potenti Gr.A 4WD.

In quegli anni, il Gr.A già lasciava pian piano strada alla categoria WRC, ma anche lì l’XU ha continuato la sua storia, equipaggiando la 206 WRC, vincitrice di Due titoli piloti e Tre titoli costruttori, e la sua sostituta 307 WRC, ultima auto da competizione ad essere spinta da un motore di questa serie.

Parallelamente alla sua attività sportiva, il motore ha equipaggiato quasi tutte le vetture del gruppo PSA, dalle piccole hot hatch alle comode monovolume, dalle lussuose berline di alta gamma ai pratici furgoncini e multispazio. L’XU termina la sua carriera nel 2005, dopo aver scritto pagine importantissime della storia delle corse.

Roberto Patti | Modena, 20 maggio 2020.

Roberto Patti

roberto.patti@superpista.it

28 anni; ingegnere palermitano trapiantato a Modena per inseguire il sogno di una vita: diventare progettista automobilistico. Lo realizza nel 2019 entrando in Ferrari, ma continua in cuor suo a preferire le auto datate alle moderne bombe tecnologiche. A 18 anni rubava la Punto a sua mamma per gareggiare in pista.

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