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Ezio e Giulia - Superpista
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Ezio Bosso

Ezio e Giulia

Lo sappiamo, queste righe potrebbero non aver alcun significato, essere aria fritta su argomenti triti e ritriti. 

Se n’è andato Ezio Bosso. Chi scrive non è un gran esperto di quella corrente “neoclassica” della musica, dove regnano artisti come Giovanni Allevi, Ludovico Einaudi, abilissimi compositori di una musica acustica che si rifà agli stilemi del passato. Ezio Bosso in realtà non centra tecnicamente molto con questi, ma sarebbe un discorso troppo lungo.

Ezio Bosso è stato uno di quei artisti che ha avuto una sua (breve) parentesi del mainstream. Giusto lo spazio di uno spot pubblicitario, ed uno di una settimana di Sanremo.

Cosa possiamo dire, che paragoni possiamo fare? Viene abbastanza naturale il parallelo: cerchiamo di vedere cosa accomunava Ezio Bosso con l’Alfa Romeo Giulia del 2015. Da cosa partiamo?

Partiamo da quello spot che comparve nell’estate del 2015: per l’ennesima volta, promesse in grande stile per il marchio Visconteo. Due anni di rumors, promesse, indiscrezioni, tutto tenuto meticolosamente nascosto. Per spiegarsi meglio: ricordate un’auto il cui muletto con la propria sagoma, solo della propria sagoma, si sia cominciata a vedere solo la settimana stessa della presentazione? In tempi recenti, praticamente, mai. 

La bomba la sganciarono alle ore 17:50 di quel 24 giugno: la Giulia del 2015 era una svergola che sfoggiava oltre 500 cavalli, e pugnalava quella barriera immaginaria dei Trecento orari che per una berlina sembrava un’assurdità. Una cerimonia sontuosa, dirette televisive, mentre Andrea Bocelli (altra specie di “neoclassico”) intonava “nessun dorma” all’entrata del prototipo marciante sopra il palco.

Poteva essere l’inizio di ciò che si sognava da decenni. E forse lo è stato.

Cosa c’entra Ezio Bosso? Apparentemente, niente!

C’entra il fatto che da quella sera, alle emittenti televisive di tutta Europa ed USA, fu rilasciato un video, della durata di un minuto abbondante. Nel video, la nuova nata del Biscione sfrecciava in una pista, passando per tunnel, imbarcando traversi (sbav!) e alternando il suo rombo con quello di un pezzo di Ezio intitolato “Clouds, the mind on the (re) wind”. Era qualcosa di sublime, ed a pensarci bene non poteva andarci meglio: un pezzo raffinato, tecnicamente monumentale, con archi, pianoforte. Finalmente qualcosa in linea con il blasone del marchio, dopo anni di grezzagini e di automobili perfette per ammiocognato.

Dopo aver visto quello spot odioso della MiTo con “Technologic” dei Daft Punk, non ci si aspettava un ritorno al classico, ma soprattutto a qualcosa di meglio di una Punto ricarrozzata come la macchina di Topolino. Per carità, i Daft Punk sono un nome eccellente, ma pezzo peggiore non potevano sceglierlo, nell’Anno del Signore 2008, piena era Netlog.

Almeno, dopo quella specie di televendita di materassi dove cercavano di piazzarti un’Arna perché “sei subito alfista” (anno 1984).

Dopo tizi e tizie sottosviluppati che si facevano tatuare un biscione soltanto perché avevano acquistato una 145 Twin Spark (anno 1997 o giù di lì, giù come le vendite).

…E dopo tante altre pubblicità che erano delle emerite schifezze, basse, grezze, tarate per quel tipico pubblico alfascista “da canotta e pelo in vista”, quel tipico pubblico da Italietta, dell’Alfa Romeo post Luraghi. Ovvio che un modello raffinato (stilisticamente), come la Brera non lo seppero manco pubblicizzare. Anche perché, a Torino, non sanno fare certe cose. Nemmeno le auto, a ben guardare.

Ma facciamocene una ragione, se ci vogliamo male: oggi pure BMW, dopo aver devastato la Serie 1, ci ha messo Ghali in sottofondo. Come a dire: “regazzini, fatevi sotto che è arrivata l’ennesima ziata a led!”

La musica di Ezio invece era perfetta: briosa, classica, raffinata. Poco adatta a tutto ciò che ci aveva abituato questo Marchio fin prima.

Ci eravamo illusi, ci eravamo illusi che un po’ alla volta saremmo tornati ai fasti della 2600 Sprint: un mezzo per pochi, delicatissimo, ma che insegnava al mondo come costruire una granturismo.

Invece no. Una grande illusione. Una bugia. Una bugia sporca. Al limite della truffa, per non dire truffa a pieno titolo.

Ci eravamo illusi anche su ciò che capitò ad Ezio, qualche mese piu’ tardi: il pubblico di Sanremo, il tempio sacro dell’Italietta. Ezio portò qualche minuto di elevatissima qualità, un’esibizione che incantò lo spettatore, dandogli uno spiraglio di Luce, in una TV non migliore dell’Italia che rappresenta.

I giorni successivi, sui social, fu tutto un fibrillare di nuovi esperti musicali, tutti pronti ad incensare Ezio e a denigrare la nascente ondata di Reggaetton per dire quasi “io sono un ascoltatore attento! Io ho gusti raffinatissimi, altro che quella massa di macachi dal culo rosso che sta lì fuori!”.

Temiamo invece che l’unico motivo di attenzione del grande pubblico verso Ezio fu la sua disabilità, nonostante la quale però sapeva fare grandi cose. Grandi cose delle quali in realtà non fregava niente a nessuno.

Fregava il gossip della malattia di Ezio che suonava bene il pianoforte, non della sua noiosissima musica.

I piu’ lo aggiunsero su Spotify, i piu’ “vintage” se lo scaricarono in qualche USB (ormai è vintage pure quella). Poi tutto svanì. Ezio fu sempre piu’ attanagliato dalla SLA, da mali mai fatti sapere ai più, da vicende che ora la stampa cerca di rendere note, ma che mai sapremo. Lo speriamo per lui!

La Giulia fece più o meno la stessa fine: arrivò nelle concessionarie nel maggio 2016. Bellissima, anche nei suoi allestimenti piu’ basici (oddio, c’è pure la AE, ma lasciamo perdere).

La Giulia, un anno dopo, arrivò, ma con tanti piccoli errori di gestione e promozione: prendiamo lo spot, dove sparì Ezio Bosso, arrivò un rivoltante e petulante spot con la voce fuori campo un tizio che cercava un dissing con le “solite” tedesche. Un autogol ridicolo, una sottintesa ammissione di inferiorità mascherata da “ironia/bullismo di provincia”. Una cosa del tutto ingiustificata per un’auto che una volta tanto puntava a contenuti, sobrietà, equilibrio stilistico, ed anche un certo tradizionalismo.

Era già tornata, dopo poco, l’era dei tifi da stadio, delle pubblicità rivolte ad un pubblico che comprava queste bellissime auto solo per ripiego, solo per dire che “è meglio di quelle lì che comprate tutti…”. 

Siamo nel 2020, Ezio Bosso è tornato alla celebrità: durerà qualche ora, poi sarà spazzato di nuovo via da qualche news sul Coronavirus, o peggio ancora, dalla movida come prima malattia responsabile di altre malattie distruttive.

Siamo nel 2020, e l’Alfa Giulia è l’ennesima promessa non mantenuta. L’ennesima bugia sporca dell’ex Fiat, ex azienda italiana. Ora bisogna pensare a far macchine dozzinali da vendere in massa perché tutti devono essere “alfisti”, guidando il loro insulsissimo crossover con il quale far sgommate partendo all’incrocio. A patto che si riesca a portare a casa spendendo meno di 30.000 € in promozione, e che sia completa di ogni sistema infotainment.

Per ascoltare l’ultima compilation di reggaetton o di tossici messi a capo di case discografiche alla frutta, ovvio!

Enrico Martinello | Cittadella, 25 maggio 2020.

superpista

danieletusa1986@gmail.com

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