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Rosso Proteo - Superpista
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Alfa Romeo Proteo

Rosso Proteo

Suona strano, ma molti alfisti non sanno a cosa sia dovuto il nome Proteo, scelto per il bordeaux metallizzato, ad Arese chiamato Rosso, al pari dell’argento, ribattezzato Bianco metallizzato. Ad Arese, allora, si tendeva a semplificare. Ad Arese, oggi, c’è uno squallido centro commerciale.

Rimane il fatto che troppi, perché anche soltanto Tre sarebbero già troppi, alfisti autoeletti tali, non sappiano minimamente come mai quel colore si chiamasse così. Certo, già non è che il bordeaux sia il più gettonato, per dirla alla Vittorio Salvetti maniera, dei colori. Ma rimane pur vero il fatto che sia una delle tinte più adatte a un’Alfa Romeo, dopo il Rosso Alfa, che non va bene per tutto e con tutto, e dopo i classici argento o nero, pastello o non pastello.

Il Rosso Proteo è un colore di culto, non identificativo quanto l’Azzurro Nuvola sia stato per la 156 in primis, e la 166 poi, ma fortemente Alfa Romeo, per le ultime nate ad Arese, o concepite ad Arese. Insomma, Rosso Proteo vuol dire anni ’90, vuol dire sottolineare il legame con la ricerca stilistica, con la Bellezza, con il Carattere del Biscione di quel periodo. Ed è proprio a un prototipo che il Rosso Proteo si ispira, perché era la colorazione scelta per l’Alfa Romeo Proteo, sotto le luci della ribalta al Salone di Ginevra, nel 1991.

E l’Alfa Romeo Proteo, in quella livrea che sarebbe diventata omonima, è la regina del Mondial de l’Automobile di quell’anno, sostanzialmente passato alla Storia per la Mercedes Benz W140, che di lì a pochi anni sarebbe divenuta Classe S, e che rappresentò il primo esempio di automobile obesa, di ammiraglia all’ingrasso, opulenta e fuori scala com’era, e con le sue asimmetrie nella plancia, non artistiche e non troppo volute.

Il 1991, per l’Automobile in generale, è un anno di rottura, segnato da prototipi ad alto impatto, come la Proteo, ma anche da evoluzioni involuzioni, come la W140 al posto della W126, o la Golf 3, sostituta non del tutto degna della Golf 2. In un clima così, la Proteo faceva bella figura, e rappresenta forse il concept italiano più bello del periodo, insieme alla Jaguar Kensington, di Giugiaro.

Cosa rimane dell’Alfa Romeo Proteo, a parte qualche 147 sbattuta in qualche angolo di periferia, o qualche 156 e quelle pochissime 166? La fotografia, e una serie di dati:
Motore V6, 2959cc, 24v, 260cv @5600 rpm. Busso, ovviamente.
4 ruote motrici e 4 ruote sterzanti.
Da Coupè a Cabrio, con un pulsante…

Da Coupe a Cabrio: in anticipo netto sui tempi, quindi cancellato da Fiat, proprietaria da un lustro di quella che Agnelli, vergognosamente e con lo stesso stile di uno strozzino definì “una provincia debole”, come classica rivalsa di Torino nei confronti di Milano.

Abbiamo perso la Proteo, ma ci rimane qualche foto, nemmeno così bella, e ci rimane il nome, sulle cartelle colori dell’Alfa Romeo di un ventennio fa.

Si ringrazia la Fiat, si istruiscono gli alfisti scevri di informazioni tecniche sulla cartella colori.

Enzo Bollani | Inverigo, 13 giugno 2020.

Enzo Bollani

enzo.bollani@superpista.it

Enzo Bollani nasce a Milano in una sera di maggio del 1981, quindi può definirsi un Youngtimer. Progettista, Musicista e organizzatore, ha esordito nel 1997 nel mondo della Televisione e della Discografia, lavorando principalmente in Rai e con artisti del calibro di Adriano Celentano, Lucio Dalla e David Bowie. Avrebbe voluto essere Architetto a tutti gli effetti, ma al momento disegna biciclette. Opera principalmente a Milano, ma è costantemente in movimento. Ha inventato questo simpatico sito, oltretutto.

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