Search
la morale di Morano - Superpista
fade
11369
post-template-default,single,single-post,postid-11369,single-format-standard,theme-averly,cookies-not-set,eltd-core-1.3,woocommerce-no-js,averly child-child-ver-1.0.1,averly-ver-1.7,eltd-smooth-scroll,eltd-smooth-page-transitions,eltd-mimic-ajax,eltd-grid-1200,eltd-blog-installed,eltd-main-style1,eltd-disable-fullscreen-menu-opener,eltd-header-standard,eltd-sticky-header-on-scroll-down-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default,eltd-,eltd-fullscreen-search eltd-search-fade,eltd-disable-sidemenu-area-opener,wpb-js-composer js-comp-ver-5.7,vc_responsive
la morale di Morano

la morale di Morano

Sepolto dalla natura, e dai ricordi, ad una ventina di minuti da Vercelli, si trova l’autodromo (o a meglio dire, l’ex autodromo) di Morano Po. Ufficialmente chiamato Autodromo di Casale Monferrato, per le semplici ragioni di facilitazione geografica.

I box di Morano Po, prima degli interventi di riqualificazione, del tutto inutili. Venne chiuso definitivamente, nel 1981, per le proteste degli abitanti e dei comuni vicini.

Iniziamo subito notando una cosa: la rete, come spesso accade, sta piano piano facendo riaffiorare testimonianze, spezzoni di video, articoli di giornale e aneddoti tali per cui, magari, fra un paio d’anni, queste righe saranno già povere di informazioni, mancanti di preziosissime storie riesumate nel tempo. Probabilmente senza internet ed il suo “lato buono e intelligente”, oggi l’autodromo di Morano sarebbe in condizioni ancora peggiori.

appena aperto, Morano Po ebbe subito un buon successo, come pista prove e come luogo prediletto per piloti come Nelson Piquet.

Non vogliamo scadere nei soliti “era una bella opportunità, ma poi…”, oppure immaginare improbabili presenze di Morano in un ipotetico calendario del mondiale di Formula 1. La storia non si fa con i se e con i ma, e noi ci atterremo a parlare di Morano per ciò che è stato, e ciò che è oggi. Nulla di più. Al massimo potremmo dire una cosa: Morano era una pista interessante. Magari non parliamo di Assen o Suzuka, ma una bella pista dove far scorrazzare giovani, gare di auto da turismo, track days, e tutto ciò che si conviene ad un circuito organizzato. Ora tutto ciò è impossibile: soffocato da burocrazie, e, appunto, moralismi.

il tracciato di Morano Po

L’autodromo di Morano è un anello di asfalto che dorme su una riva del Po, nascosto da qualche bosco artificiale, e qualche altro bosco naturale. Naturalmente abbonda la sterpaglia, abbondano le zanzare e qualche calabrone che, come tutti i calabroni, vuole stare più lontano possibile da quei rompicoglioni di esseri umani. 

Per rispondere ai quesiti che già sappiamo girare per la vostra testa, rispondiamo subito alle più probabili domande del pubblico, facendo il contrario di come si fa di solito.

Cosa rimane di Morano Po, oggi. Fotografia di Samuele Silva: http://www.samuelesilva.net/blog/2020/03/15/circuito-di-morano-sul-po/

La più fatidica: “si può entrare con l’auto/moto e girare?”

Ufficialmente, NO. L’autodromo è di proprietà privata e, teoricamente, non si può nemmeno entrarci a piedi. Tuttavia, ormai questo luogo è divenuto una sorta di “Pompei moderna”, dove spesso qualche avventore ci si addentra. In questo luogo si organizzano ritrovi, escursioni, raduni… Su Instagram c’è anche la foto di un tizio che si è addentrato in moto: probabilmente un metodo c’è, ma ciò che ne guadagnate, a parte delle bellissime foto d’effetto, è poco altro. L’asfalto è ormai sconnesso, e non manca qualche bottiglia di birra sfracellata per terra. Diciamo che forse un “giro d’onore” lo si riesce a fare, ma nulla più. Se volete girare a Morano, investite su un bel PC per gaming, e la trovate (minuziosamente riprodotta) su quel gioiello della simulazione che è rFactor.

Non vi forniremo neppure il trucco su come entrare a Morano: facciamo che chi scrive si è teletrasportato dentro. Voi, ingegnatevi! 

Morano Po, in un assolato pomeriggio di luglio. Fotografia di Enrico Martinello.

Per arrivare al luogo del delitto bisogna, casualmente, passare per Morano: Morano paesaggisticamente non sarà Capri, ma ha tutto quel sapore di una città rurale rimasta negli anni Settanta. C’è qualche timido tentativo di modernizzazione fatta allora, ed ancora si vede. Una cosa è abbastanza intuibile: l’autodromo, in qualche modo, portava soldi, ed al posto delle solite osterie si poteva anche osare qualche negozio di abbigliamento, uno di articoli per sposi, ecc… Poco altro rimane, se non una piscina comunale.

Poi c’è la strada per arrivare al circuito: i nostri auguri. Si tratta di un paio di chilometri dove imparerete a familiarizzare con le lepri (tantissime, alcune per nulla timorose nei confronti dell’uomo), corsi d’acqua che straripano dalle risaie, e zanzare. Tantissime zanzare. Dopo i primi cento metri, sarà tutto un comparire di nuovi pruriti. Si vaga per sentieri sterrati, ed un lungo perimetro recintato fatto di cemento ed edera. Dall’altro lato dell’area, isolato e verso la statale, si trova il Ristorante dei Piloti, nato in occasione della pianificata riapertura nel 1981 (poi incompiuta), oggi un enorme rudere avvolto dalla vegetazione.

Entriamo nel circito: il sole picchia come può picchiare il sole in un pomeriggio di inizio luglio, passando di fianco a ciò che era la “zona paddock”, e qui la mente vaga, le orecchie creano suoni, fatti di speaker, chiavi inglesi che cadono a terra, chiacchere. E naturalmente loro: i motori che urlano al centro di questa festa permanente, in aperta campagna.

Corre l’anno 1973, anno in cui esce “Il nostro caro angelo” di Lucio Battisti, ed a qualche decina di chilometri da qui, Nuccio Bertone benedice, con una espressione in piemontese, “Countach!” l’ultima geniale follia del suo allievo Marcello Gandini. A dire il vero, il primo a pronunciarla è un giornalista, ma Bertone la fa sua, con il benestare ufficiale della Casa di Sant’Agata Bolognese che, per una volta, non parla di tori. A Morano, il 19 marzo è festa grande: ci piace immaginare un’invasione di camioncini della porchetta, di qualche giostra itinerante montata per l’occasione, e di qualche Fiat 850, con lo scarico aperto. Per imitare quella del Drake.

Arturo Merzario e Niki Lauda

Ma la star del giorno, di quel giorno, è lei: la Ferrari 312 B3, guidata da Arturo Merzario. Si, proprio quella 312 B3 che, pochi mesi più tardi, un giovanotto arrivato dall’Austria sopra una Ford Capri scassata definirà, senza troppi preamboli, “a shit”. Il giovanotto si chiama Niki Lauda, ma questa è un’altra storia. Ciò che importa è che nel ridente paesello di campagna sia arrivata la Ferrari che corre in Formula 1, ed il resto poco importa.

Arturo, che Tre anni più tardi salverà la vita al giovanotto austriaco, fa segnare un tempo di 1’ 01”: rimarrà ufficialmente il record del tracciato. Ma non ufficiosamente, perché ufficiosamente pare che le cose siano andate diversamente, in quei pochi anni di attività. Poi vedremo in che senso…

Ad incensare il circuito con il profumo dell’olio di ricino bruciato, e con il profumo di gomme, ci pensa il monomarca Ford Escort Mexico: una vettura quasi simbolo degli anni Settanta, ruspante, di quelle corse (molto) naif, celebrata poi da una pellicola quale “Altrimenti ci arrabbiamo”, con Bud Spencer e Terence Hill, che la utilizzano in improbabili, quanto vere, corse di rally cross.

L’attività di Morano procede: purtroppo, quasi come “solito” in quegli anni, non tarda ad arrivare anche il primo decesso in gara. E’ il motociclista Franz Hullinger che, in seguito ad un impatto della sua Honda, perderà il casco. Perché si, a Morano ci corrono anche le moto, ed i sidecar!

Dell’attività di Morano, negli anni, noi alleghiamo articoli di giornali dove emergono nomi noti, fra i quali Sandro Munari, Lella Lombardi e un giovanissimo Nelson Piquet, che era sovente utilizzare questo circuito per dei test privati, ai tempi della sua permanenza in Formula 3 con la March. A proposito: pare che UFFICIOSAMENTE il record del tracciato lo fece segnare lui, rosicchiando Due secondi gagliardi all’ufficiale record di Merzario. Farà strada, e chissà se col tempo si è mai chiesto che fine abbia fatto quella pista di allenamento.

gare di sidecar, a Morano Po

Stanno emergendo spezzoni di Super 8, un filmato dell’istituto Luce, e tantissimi racconti. Pare anche che a Morano abbia fatto per la prima volta comparsa una Fiat X1/9 in una gara ufficiale. L’inizio di una carriera che dura tutt’oggi in gare di salita, slalom, et cetera.

Ci piace immaginare ciò che è stato l’autodromo: i suoni, soprattutto, e quei profumi tanto velenosi quanto piacevoli. Il chè è abbastanza difficile, una volta arrivati, vista l’attenzione che comunque bisogna mantenere alta in luoghi del genere, visti i pericoli. Ma c’è anche da dire che l’isolamento dal mondo è talmente forte che si fa anche presto cadere in una sorta di stato meditativo. 

Allora li è facile: lo speaker, le chiavi, e mostri sacri come le innumerevoli Porsche 911 private, le De Tomaso Pantera con il loro rude 8 cilindri Yankee, il suono metallico ed inglese delle Ford Cortina Lotus, quello più milanese delle Giulia GTAm. I mozziconi di sigaretta lanciati da maldestri emuli di Ronnie Peterson.

Fino ad una mattina. Non sappiamo che fine abbiano fatto i signori in questione. Dei cretini. Le cronache dell’epoca ci descrivono uno scenario più da Albania di Enver Hoxha che da Italia: arrivano delle ruspe, mandate da dei sindaci dei paesi confinanti, scortate dai carabinieri, che arano una curva ed un rettilineo. Troppo rumore, troppo casino. 

Gli anni passano, si tentano dei recuperi: nei primi anni addirittura si pensa di poter cogliere l’occasione per ampliare il tracciato: si parla di uno sconvolgimento del layout che dovrebbe portare la lunghezza del tracciato ad oltre Quattro chilometri, e delle nuove omologazioni per poter disputare competizioni a livello europeo. Si va anche oltre: per il 1981 è pronto il rilancio in grande stile, con nuovo asfalto, un ristorante dedicato e molti servizi da autodromo d’alta gamma. Peccato che mai una gomma urlerà più nel circuito di Morano. 

Non se ne farà più nulla: la storia si ripete ciclicamente negli anni, abortita sempre da burocrazia e moralismi fatti di auto che inquinano, del fatto che oggi si trovi all’interno di un parco naturale.

Non importa. Noi crediamo che Morano, al pari di Reims, in Francia, possa diventare comunque un posto suggestivo. Curato dalle erbacce, con la scritta “Fiat-Abarth” restaurata nella torretta del paddock, con il solo intento di essere una piccola “Pompei motoristica”. Magari utilizzata solo per rievocazioni e competizioni di auto elettriche. Ci piacerebbe vedere quella torretta per i commissari revisionata e con i serramenti ripristinati.

Ma forse chiediamo già troppo. Meglio far finta che sia solo un vecchio giocattolo inquinante.

Allora parliamone così: come una Spoon River dei motori.

Enrico Martinello. Cittadella | 13 luglio 2020.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

Follow: