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le Croma blindate dei magistrati - Superpista
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la strage di Capaci

le Croma blindate dei magistrati

Se il 16 Marzo del 1978 l’On. Aldo Moro si fosse trovato a bordo di un’auto blindata, anziché sulla ormai tristemente famosa Fiat 130 blu che lo trasportò fino all’incrocio tra via Fani e via Stresa, i terroristi delle BR sarebbero comunque riusciti a sequestrarlo, sterminando la sua scorta?
E se, il 3 Settembre del 1982, il Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa stesse viaggiando su una vettura blindata, anziché sulla sua A112 beige, la mano di Cosa Nostra sarebbe ugualmente stata in grado di ucciderlo, insieme agli scomodissimi segreti di Stato (anche sullo stesso Caso Moro) che il Generale portava con sé?

Vetture non blindate negli anni del terrorismo.
A sinistra una foto del Sequestro Moro, dove si può notare la 130 blu dell’Onorevole, tamponata dall’Alfetta della scorta (anch’essa, ovviamente, non blindata). Davanti a loro, la 128 usata dai terroristi delle BR per innescare la sparatoria.
A destra l’Autobianchi A112 nella quale hanno trovato la morte il Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro che si trovava alla guida.

Ebbene sì, i grandi fatti di cronaca del nostro Paese viaggiano spesso in auto, altrettanto spesso in auto non blindate.

Le Fiat Croma di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, invece, erano blindatissime. Rappresentavano “l’ultimo grido” in termini di sicurezza per personalità a rischio. A cavallo tra gli anni ’80 e i ’90 i due magistrati anti-mafia erano probabilmente i due uomini più a rischio dell’intero Paese.
Si trattava di Croma prima e seconda serie, nelle celebri motorizzazioni “Turbo i.e.”, dotate di propulsore 2 litri a iniezione elettronica, capace di sviluppare 150 cv. La pesante blindatura di scocca e cristalli appesantiva la vettura fino a farle superare le 2 tonnellate, il che la rendeva abbastanza difficile da manovrare, specie alle alte velocità. L’assenza di controlli elettronici si faceva sentire in curva e nei cambi di direzione repentini, conferendo alla Croma una dinamica nettamente improntata verso il sottosterzo, con rollio e beccheggio decisamente accentuati.

la Fiat Croma Turbo i.e., vettura divenuta simbolo di un’epoca, funestata da stragi mafiose, Tangentopoli, e conclusasi con la fine della Prima Repubblica. Dopo è arrivato il Cavaliere, ma lui viaggiava in Audi…

Ciononostante, la vettura era in grado di viaggiare nei lunghi spostamenti autostradali ad una velocità di crociera di 190 km/h, chiaramente a sirene spiegate. Queste erano del tipo bitonale ad aria compressa, meno “rumorose” di quelle in dotazione alle volanti di polizia dell’epoca, ma più compatte, a tutto vantaggio del posizionamento nel vano motore. Gli pneumatici erano anti-proiettile, calzati su cerchi specifici, curiosamente di derivazione Lancia Gamma.

le Croma della scorta di Paolo Borsellino, in via D’Amelio.

Purtroppo, contro il vile tritolo di Cosa Nostra, nessuna di queste misure di sicurezza avrebbe potuto essere efficace. Il 19 luglio di 28 anni fa, Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta venivano barbaramente massacrati dall’esplosivo nascosto a bordo di una Fiat 126 parcheggiata sotto casa della madre del giudice, 57 giorni dopo la Strage di Capaci che uccise Giovanni Falcone, la moglie e diversi agenti di scorta.

La Croma di Falcone è oggi esposta a Roma presso la scuola di formazione degli agenti di polizia. Quell’auto blindata è diventata un vero monumento della lotta alla mafia. L’auto che la precedeva al momento dell’attentato, una Croma marrone codice “Quarto-Savona 15”, che si trovava esattamente sopra l’esplosivo al momento della detonazione, è oggi ridotta ad un cumulo di lamiere, ed è anche lei un monumento itinerante. C’è chi, arrivato sul luogo dell’attentato pochi istanti dopo l’esplosione, dice che quella Croma marrone fosse tutto sommato integra. Che sia stata accartocciata successivamente? Da chi? E perché?

Una delle foto più famose della Strage di Capaci del 23 Maggio 1992. Contrariamente a quanto si possa pensare, la Lancia Thema in primo piano non era una vettura della scorta, ma di un signore che transitava per caso per l’autostrada, fortunatamente uscito illeso dall’attentato, che “miracolosamente” non ha fatto vittime civili.

I grandi fatti di cronaca del nostro Paese viaggiano spesso in auto, altrettanto spesso in auto blindate.
Se anche il nostro Paese avesse avuto una “corazza” a protezione da un certo tipo di infiltrazioni, oggi la storia sarebbe ben diversa, e la QS15 avrebbe percorso qualche km in più rispetto ai 100287 che compaiono ben visibili su ciò che resta del suo cruscotto.

Roberto Patti | Modena, 19 luglio 2020.

Roberto Patti

roberto.patti@superpista.it

28 anni; ingegnere palermitano trapiantato a Modena per inseguire il sogno di una vita: diventare progettista automobilistico. Lo realizza nel 2019 entrando in Ferrari, ma continua in cuor suo a preferire le auto datate alle moderne bombe tecnologiche. A 18 anni rubava la Punto a sua mamma per gareggiare in pista.

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