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Dallara e Club Italia: connubio perfetto - Superpista
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Dallara Stradale

Dallara e Club Italia: connubio perfetto

La speciale delle speciali. Se avere una Dallara Stradale è privilegio di pochi (circa 250 le vetture realizzate dal 2017 su 600 previste, molte delle quali andate all’estero), possedere la versione speciale Club Italia è veramente un piacere destinato a pochissimi: solo i telai dal 201 al 210 avranno l’onore di “indossare” questa veste. Per coloro che non conoscono bene questo sodalizio potrebbe sembrare solo un esemplare un po’ rivisitato nell’estetica. Invece, oltre ad essere un vero e proprio “tributo reciproco”, questa vettura è un insieme di significati intensi: basti pensare che è nata anche per celebrare gli 84 anni dell’ingegnere Giampaolo Dallara. Al momento della presentazione sono state esposte due varianti: una barchetta e una coupé (ma l’azienda le propone anche targa e roadster).

Diventare una vettura “Club Italia” non è banale: la scelta è frutto di una selezione accuratissima, stabilita in base a diversi fattori. Ne parliamo con Stefano Macaluso, colui che di questa versione speciale della stradale ne è stato l’ispiratore.

– In base a quali criteri viene scelta una vettura da includere nel Club Italia?

“Da vari parametri: deve essere una vettura significativa e di punta della produzione attuale in Italia, sia per la tecnologia che include sia per il suo significato nell’ambiente dell’auto nel nostro paese. Per la Delta Evoluzione erano tutte cose evidenti, mentre per la Barchetta c’è stata una forte volontà da parte di Paolo Cantarella. Anche in quel caso è stata una scelta felice, direi radicale, poi rivelatasi corretta. Poi c’è stato il caso della 4C, una delle più particolari nella produzione di serie perché ha telaio di carbonio”-

– Perché la scelta della Dallara?

“Un insieme di cose. Ha contato la filosofia costruttiva e quanto fatto dall’Ingegnere Giampaolo Dallara. Nei progetti di quest’azienda ci sono state tante vetture italiane: Ferrari, Maserati, Alfa e Maserati. C’è molto di loro in tante di loro, anche se non è emerso. Posso affermare che la somma di tutte le vetture precedenti precedenti incluse nel Club Italia è in questa vettura Dallara”. 

Il punto più significativo è stata la ricerca del piacere di guida, ottenuto grazie alla costruzione di una vettura leggera e molto efficiente dal punto di vista aerodinamico. Questa caratteristica è l’elemento che accomuna ogni vettura Club Italia. Sulla Dallara stradale tutto è concepito per crearlo: ricordiamoci anche che può raggiungere i 2G di accelerazione laterale e che può girare in pista e andare in strada con la stessa efficacia. E’ un veicolo molto efficace sul veloce”-

– Com’è nata l’idea con Dallara?

“La vettura ci affascinava. I contatti sono stati resi più forti nasce dal fatto che io e mio fratello Massimo abbiamo prestato tramite la nostra Fondazione Macaluso due vetture per la Dallara Accademy. Ho poi proposto al consiglio direttivo di fare una serie limitata, parlandone con l’azienda emiliana. Il passo successivo è stato portare il consiglio del Club Italia a Varano. Sono stato incaricato di seguire il progetto su incarico del presidente Umberto Rossi. E’ stato un brief per definire il progetto Club Italia, con creazione dei concetti base poi elaborati da Dallara. Ne sono nate soluzioni uniche e abbiamo concordato un progetto. Ogni socio del Club, partendo dalla base della livrea concordata, può però personalizzare altre cose”. 

– Come mai il colore blu della carrozzeria?

“Anche in questo caso è stato scelto per una serie di motivi. E’ ricorrente sulle serie limitate del Club, basti pensare che è uno dei 2 colori della Barchetta. C’è sulla Ducati Scrambler e sulla bicicletta ‘replica’ Pantani con strisce azzurre. Ricorda inoltre l’azzurro delle nazionali ed è il colore delle frecce tricolori. La proposta della tonalità proposta dalla Dallara mi è piaciuta, l’ho vista inizialmente su un campione del materiale. Alcuni all’inizio sono stati un po’ perplessi, ma poi vista la vettura tutti sono stati molto contenti. E’ un blu opaco che all’occhio rende come un velluto. E’ ipertecnico, un carbon look, con screziature prodotte dai riflessi alla luce del sole. Gli scudetti smaltati del Club Italia, generalmente realizzati dalla Ragni, in questo caso sono stati fatti in modo diverso. I tecnici della Dallara infatti hanno detto non sono omologati su questa vettura e che la sporgenza avrebbe rovinato l’aerodinamica.

Alla fine li abbiamo dipinti a mano. Altre particolarità sono altri tocchi di tricolore che avvolge l’abitacolo, cosa che ricorda un po’ la bandella che segue il profilo della carrozzeria nelle gallerie del vento. Sono state inoltre realizzate griglie a nido d’ape per il frontale e per il vano motore. Inoltre, quando si accende il motore compare lo scudetto del Club Italia. Per gli interni è stata selezionata un’ ecopelle e tanti dettagli interni sono in alluminio fresato e anodizzato La meccanica invece non è stata modificata”.

– Per te cos’ha voluto dire realizzare questa vettura?

“Ricostruire la magia di un pomeriggio di maggio di tanti anni fa, quando venne consegnata al Club Italia la Lancia Delta Evoluzione Stradale. Un progetto che ho seguito come osservatore, perché ero presente alle riunioni di sviluppo. Con questa vettura di fatto nacquero le linee guida del Club Italia: un’istituzione che guarda al futuro aggiungendo sapienti tocchi provenienti dal meglio del passato: la Delta Evoluzione è stata concepita un po’ come la reinterpretazione di alcuni dettagli di una Lancia Aurelia del 1950”.

Filippo Zanoni | Verona, 29 dicembre 2020.

Filippo Zanoni

filippo.zanoni@superpista.it

Auto, moto e design. Tre mondi che si sono sempre intrecciati nella mia vita professionale. Giornalista pubblicista dal 2004 e professionista dal 2009, ho lavorato nella redazione de “La Manovella” (rivista ufficiale dell’Automoclub Storico Italiano) dall’agosto del 2002 a luglio 2016. Durante questi 14 anni ho accumulato una grande esperienza facendo interviste e scrivendo molti articoli relativi alla storia dell’automobile, delle moto e dei loro protagonisti. Ho scritto tanti articoli biografici su piloti e designer, cercando sempre di far risaltare anche le loro gesta e opere meno conosciute, con una stile di scrittura fluido ma vivace. Collaboro dal 2015 anche con il blog Autologia, scrivendo articoli che riguardano l’attualità del mondo dell’auto. Sono un piccolo collezionista di veicoli youngtimer (sia auto sia moto): nel mio garage c’è una Fiat Barchetta del 2002 e una Ducati Monster 900 S del 2000. Ma il cuore è a 2 tempi: ho anche due Vespa anni ‘80. Una delle due mi ha portato in mezza Europa e negli Stati Uniti. E’ stato grazie a lei che ho scoperto il mio avvenire.<span class="Apple-converted-space"> </span>

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