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Miami Vice: come un telefilm ha potuto dare senso a un decennio - Superpista
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Miami Vice

Miami Vice: come un telefilm ha potuto dare senso a un decennio

La storia ci dice che le svolte arrivano a volte inattese, a volte per caso, a volte quando non ci speri più. Deve essere quello che hanno pensato nell’estate del 1985 Michael Mann e soci, quando il successo ha travolto quella che fino a quel punto era una serie fallimentare e costosissima.

Infatti Miami Vice, la serie che ha cambiato il volto degli eighties in maniera definitiva, aveva avuto un debutto che definire traumatico era poco. Aveva debuttato, nel settembre 1984, in concorrenza con mostri sacri quali Dallas e ne era uscita con le ossa rotte nonostante la spesa di 1.3-1.5 milioni di dollari necessari a realizzare ogni singolo episodio.

La rivincita e la consacrazione arrivarono con la seconda messa in onda, nell’estate del 1985, generando quello che è stato trasmesso ai posteri come un fenomeno di costume, anzi il fenomeno di costume degli anni ’80.

GENESI E PECULIARITA’

La leggenda narra che il capo di allora della NBC, Brandon Tartikoff, abbia richiesto dei veri e propri “Mtv cops” per cavalcare l’onda del successo nascente dei videoclip. Inutile dire quanto sia riduttivo parlare di Miami Vice sotto questo punto di vista, visto che come show si è rivelato ben più di questo.

La rivoluzione è stata totale e assoluta per il mondo delle serie tv di allora poiché, fino ad allora, nessuno aveva osato tanto nella regia e nell’uso della musica. L’obiettivo è stato da subito quello di creare dei veri e propri “film di 45 minuti” e questo ha portato ad un uso di tecniche di regia mai viste prima nelle serie tv. Si pensi che sino ad allora si spendeva molto del budget per i vari stunt e si lasciavano le briciole al resto, come ad esempio le musiche.

Sì passò quindi a produrre una serie in grado di creare un connubio quasi perfetto tra musiche e immagini, creando scene mozzafiato con sottofondo musicale di livello altissimo. Ogni episodio contava sul meglio della musica di allora: Phil Collins, Depeche Mode, Russ Ballard, Propaganda, Sheena Easton e chi più ne ha più ne metta. Sono pronto a scommettere che ognuno di voi, amanti delle serie tv fatte bene, si ricorda una Ferrari Daytona nera che sfreccia nella notte sulle note di “In the air tonight”… Beh se così non fosse aprite Youtube e cercatevi il video della sequenza perchè ne vale veramente la pena!

A loro si aggiungeva Jan Hammer, compositore di colonne sonore che si chiudeva nella sua fattoria e creava per ogni episodio una soundtrack a sé stante e sopratutto usava il sinth, novità assoluta per allora.

I protagonisti poi erano una coppia perfetta, duri e stilosi al punto giusto; infatti i detective sotto copertura Sonny Crockett (Don Johnson) e Ricardo “Rico” Tubbs(Philip Michael Thomas) erano sempre eleganti e vestiti secondo le ultime tendenze del jet set per mantenere la loro copertura. In realtà erano personaggi in cerca di un futuro e di una dimensione che gli si confacesse: si dividevano infatti tra un lavoro, che li assorbiva fino a fargli perdere la coscienza del confine tra realtà e copertura, e una vita reale difficoltosa e molto lontana dai fasti dei loro alter-ego criminali. Si pensi che Crockett in realtà era divorziato e viveva in una barca in compagnia di un alligatore di nome Elvis!

Quando i nostri eroi entravano in azione potevano contare, oltre alla loro notevole presenza scenica, su dei look studiati in modo talmente accurato da essere sempre cromaticamente adeguati all’ambientazione delle scene. E quindi giù di Armani, Versace, Hugo Boss, Rolex, Rayban, Carrera e compagnia bella… Erano come dei Re Mida, tutto ciò che usavano in scena se non era ancora di tendenza lo sarebbe diventato dopo la messa in onda degli episodi il venerdì sera!

Erano poi affiancati da una squadra di attori di tutto rispetto, tra i quali meritano di essere nominati il Tenente Castillo, interpretato da Edward James Olmos (Blade Runner vi dice niente?), e le splendide Trudy Joplin e Gina Calabrese, interpretate rispettivamente da Olivia Brown e Saundra Santiago, le bellissime colleghe del distretto.

Si sprecavano poi le comparsate di star di Hollywood e non solo. Nel corso delle varie stagioni abbiamo visto apparire dei giovanissimi Liam Neeson, Bruce Willis, Phil Collins, Sheena Easton, Helena Bonham Carter, Julia Roberts e Melanie Griffith, solo per citarne alcuni. Da segnalare per il pubblico italiano le presenze di Tomas Milian e Derbra Feuer, famosa in Italia per essere stata la co-protagonista de “Il burbero” con Adriano Celentano, e per il popolo delle petrolhead la presenza di quel Lee Iacocca di cui già si è parlato su YoungtimerItalia a causa dei suoi tentativi infruttuosi di “lamborghinizzare” le Chrysler del periodo.

E poi Lei, la protagonista vera e propria, la star assoluta: Miami! Si pensi che dopo questa serie la città si è rilanciata dopo anni di vera e propria crisi di immagine, ribadendo il proprio ruolo di città marittima dove i sogni possono diventare realtà o incubi tra una spiaggia e un losco locale di periferia. E dire che gli amministratori comunali di allora erano contrari all’ambientare la serie a Miami in quanto avevano paura che la città venisse vista esclusivamente come centrale di Import/Export di droga… Non che per i cartelli colombiani fosse molto diversa da questa visione ma da sindaco due domandine me le sarei fatte anche io… Beh, col senno di poi è stata una operazione da dieci e lode più bacio accademico! 

Le trame ruotavano tutte intorno al ruolo di infiltrati di Crockett e Tubbs, che diventavano rispettivamente Sonny Burnett e Rico Cooper, i quali tutte le volte erano impegnati a scardinare le organizzazioni criminali che ruotavano attorno al mondo della droga, della prostituzione e del racket. Quello che cambiava radicalmente rispetto alle serie tv del mondo di allora era che non vi era più spazio per il lieto fine, almeno non sempre, anzi il finale di ogni episodio era sempre dolceamaro per lasciar intendere che la lotta col crimine porta sempre a delle vittorie di Pirro.

LE AUTO: PALATI FINI IN SALSA USA

Arrivati a questo punto, miei cari lettori, sono certo di leggere nei vostri pensieri: “Ma se questa  è Youngtimer Italia dove sono le auto in queste quattro righe?”… Abbiate fede, basta andare a capo!

Le auto in Miami Vice sono state parte integrante della scena, entrando nel mito quasi quanto la serie e generando incidenti diplomatici con un certo marchio italiano col cavallino… Già, ora vi spiego tutto!

Per il loro ruolo di trafficanti i nostri due beniamini dovevano avere un’auto all’altezza della situazione. Diciamo che mentre Tubbs andava in giro con una bellissima Cadillac Coupè De Ville Convertible del 1964, che per il mondo a stelle e strisce si può considerare all’insegna dell’understatement, Crockett sceglieva di farsi notare con una nerissima Ferrari 365 GTS/4 Daytona del 1972.

Peccato che l’unico esemplare originale sia apparso nell’episodio pilota per poi essere sostituito da una replica su base Corvette C3!

Quello delle repliche era un fenomeno tipicamente americano, che per un certo periodo ha avuto un po’ di riscontro anche sul suolo italico, che divenne una vera piaga per marchi di lusso come Ferrari, Lamborghini e Porsche. Immaginate quindi la gioia del Drake, Enzo Ferrari da Maranello, quando venne a scoprire che, invece di una delle sue bellissime creature, la protagonista della serie più vista di allora era una replica spinta da un v8 al posto della sinfonia del 12 cilindri emiliano!

La storia dice che Ferrari andò su tutte le furie di fronte a questo sacrilegio e contattò la produzione per fornire due bellissimi esemplari di Testarossa nuova fiammante e sopratutto originale al 100%. In cambio chiese la distruzione della finta Daytona che avvenne, “casualmente”, per mezzo di un missile all’inizio della terza stagione della serie. Se ripescate la scena su Youtube focalizzatevi sull’espressione sconvolta di Don Johnson: non vorreste anche voi quell’attaccamento da parte della vostra fidanzata?

La Testarossa divenne quindi parte integrante del cast fino alla fine della serie, nel 1989, in una versione insolita rispetto ai canoni estetici delle sportive di Maranello: bianca (contestualizzato come “cocaine white”), per risaltare maggiormente negli inseguimenti in notturna, e monospecchio con specchietto posizionato in alto, soluzione prevista inizialmente dalla Ferrari per facilitare le manovre di quel retrotreno voluminoso e stupendo.

L’ironia della sorte? Che per non sciupare le due Testarossa originali venne allestito un muletto su base De Tomaso Pantera… Speriamo Ferrari non lo abbia mai scoperto!

Però parlare di auto in Miami Vice riferendosi solo a quelle di Rico e Sonny sarebbe quantomeno ingiusto. Per esempio: il Tenente Castillo viaggiava sempre sulla sua auto di servizio, la classica Plymouth Gran Fury in dotazione alle forze di polizia del Miami D.A.D.E., Gina viaggiava su una Mercury Cougar e Stan Switek, altro membro della squadra, su una splendida Ford Thunderbird del 1962. E che dire poi dei “cattivi”? Che avevano dei gusti raffinatissimi andando a giro con auto del calibro di Mercedes 560 SEL, Aston Martin Lagonda, Maserati Biturbo, Aston Martin V8 Volante, Porsche 911, Lotus Esprit Turbo e tante tante altre.

Menzione d’onore per una bellissima Lamborghini Countach 5000 S bianca che appare nella seconda stagione dando vita a un bellissimo inseguimento con la Ferrari Daytona!

CHE COSA RIMANE OGGI?

Alla fine la serie ha concluso la sua storia nel 1989, dopo ben cinque stagioni e 112 episodi, un po’ per il calo negli ascolti e un po’ perchè aveva raggiunto l’apice. Già dopo la terza stagione Michael Mann aveva abbandonato il progetto, come del resto aveva fatto Tartikoff dopo pochi episodi. Inoltre, nella quinta stagione Jan Hammer era stato sostituito da Tim Truman e le musiche realizzate col sintetizzatore avevano lasciato il posto a una chitarra elettrica che toglieva molto all’atmosfera, rendendola meno dark electronic e più impersonale.

E poi un nuovo cambiamento era all’orizzonte, stavano arrivando gli anni ’90 che sarebbero stati a loro volta unici e molto differenti dal decennio precedente, portandosi via i vestiti con le spalline e le pettinature cotonate.

Ma cosa ha lasciato in eredità? Ha lasciato un modo di fare tv che ha fatto proseliti e continua a farne tuttora. In Italia il cambiamento è arrivato dopo, molto dopo… Da noi gli anni ’80 erano quelli de “La piovra” e personalmente non ho notato cambiamenti nella regia fino a poco tempo fa.

Michael Mann nel corso degli anni ha firmato la regia di film di alto livello, quali “L’ultimo dei Mohicani”, “Heat- La sfida”, “Collateral” e “Nemico pubblico”. Ha tentato di riproporre il concetto alla base della serie in un film del 2006 intitolato, per puro caso, “Miami Vice” e che vedeva come protagonisti Colin Farrell e Jamie Foxx, oltre ad una bellissima Ferrari F430 Spider in sostituzione della Daytona, ma l’operazione non ha funzionato nonostante una giusta colonna sonora e delle belle atmosfere. Forse al cast mancava il carisma di quello originale o forse mancava quel mix perfetto che una volta trovato in un episodio singolo da 45 minuti si fa sempre fatica a trasferire ad un film fatto e finito. Volete mettere la difficoltà di concentrare trame e sotto-trame in poco meno di due ore invece che in cinque stagioni?

CONCLUSIONE

Dopo avervi detto tutto ciò vi ho fatto incuriosire? Sappiate che c’è tanto da vedere e non resterete delusi. La serie è facilmente reperibile in dvd e viene periodicamente messa in onda in tv sulle reti generaliste per cui… Buona visione! E mi raccomando, non fatevi mancare i cocktail con gli ombrellini!

Claudio Raspanti | Firenze, 19 Gennaio 2021.

Claudio Raspanti

claudio.raspanti@superpista.it

Sono nato in una fredda notte del dicembre 1985 a Fiesole(FI), luogo da cui mi sono affrancato giusto tre giorni dopo per diventare un fiorentino doc a tutti gli effetti. Sin da piccolino si vedeva la mia forte passione per l'automobile, testimoniata dal fatto che prima ancora di parlare fluentemente e di chiacchierare con i miei genitori li deliziavo con i nomi delle auto viste e riconosciute sulle riviste del periodo! Ho vissuto un'infanzia felice scorrazzando con la Citroen 2CV 6 Special rossa di mia madre e ho concretizzato la mia passione con la patente nel 2004 guidando subito l'amatissima Ford Escort SW verde tormalina del 1994, auto di mio padre e da me fortemente desiderata al punto da sceglierne il colore! I miei studi mi hanno portato ad un diploma di perito industriale conseguito con un buon voto e un inizio di studi in Ingegneria Meccanica che purtroppo non si è concretizzato in una laurea. Come mai? Il richiamo del lavoro è stato forte, ma non si è trattato di un lavoro qualunque... All'età di 22 anni sono divenuto macchinista di treni merci prima per una azienda genovese e successivamente per una azienda statale, dando sfogo alla passione del bambino che da piccolo giocava in cantina col plastico del padre e vedeva passare i treni a Firenze Campo di Marte. Questo mi ha portato a girare l'Italia con lunghe trasferte e ovviamente a percorrere molti chilometri con svariate auto, prevalentemente italiane, ma siccome non mi bastava girare per lavoro ho iniziato a girare per raduni con Knight Rider Italia, fan club italiano della serie Supercar del quale sono stato tra i fondatori, e ad andare tutti gli anni a vedermi live la 24h di Le Mans con una gang di amici impareggiabili.<span class="Apple-converted-space"> </span> Con la passione per tutto ciò che ha un motore e fa casino non potevo che essere anche motociclista da ormai un decennio, con sporadiche puntate in pista dove sono stato ribattezzato “Il cancello rosso” a causa della mia tuta e delle mie non eccellenti performance. In compenso potrete trovarmi ogni fine settimana a giro per passi tra Toscana ed Emilia Romagna, vi aspetto per un panino insieme!

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