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l'aria che tira a Torino, provincia di Stellantis - Superpista
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l’aria che tira a Torino, provincia di Stellantis

Cambio di targhe (e di bandiere) e richiesta da parte delle istituzioni locali di un confronto per sapere il futuro degli stabilimenti e degli operai. Ad ogni “scossone” che riguarda Fiat (poi FCA e ora Stellantis) sono questi i riti che segnano la liturgia della parola nella città sabauda. Un rito laico ben definito, un dialogo tra la politica e i manager (gli Agnelli non si espongono quasi mai in questi volgari dialoghi) che si è svolto in passato anche giocando una partita a carte, come faceva l’ex Sindaco Chiamparino con l’AD Sergio Marchionne. 

Marchionne e Obama. Un’altra Era.

Con FCA, Fiat Chrysler Automobiles, si concretizzò la prima vera svolta. L’acquisizione del morente marchio americano, incoraggiato anche dal presidente americano Barack Obama, portava in grembo la salvezza (in termine di potenzialità) per l’azienda italiana: il Marchio Jeep. Per anni sarà la gallina dalle uova d’oro del gruppo, grazie ad un rilancio e a modelli indovinati come la piccola Renegade (in Italia fatta a Melfi, nel Molise, stabilimento nato per fare la Punto). Seguirono un timido tentativo di farle di nuovo sbarcare l’Alfa Romeo negli USA, con la Giulia e lo Stelvio e un disastroso fiasco di rianimare Lancia nel settore delle berline o dintorni, mettendo il marchio di Borgo San Paolo su vetture Chrysler (con la Thema basata sulla 300C e la cabriolet Flavia che altro non era la 200 Convertible). 

l’ultima immagine di Sergio Marchionne, alla cerimonia di consegna delle Jeep alla Forze dell’Ordine italiane.

Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti dei ben 4 fiumi torinesi (numero che non conosce il 95% dei cittadini della città subalpina, per la cronaca sono il Po, la Dora, la Stura e il Sangone). Fu varato il piano “fabbrica italia”, che prometteva piena occupazione in tutti gli stabilimenti. Il lancio dell’Alfa Romeo Giulia, avvenuto nel 2015 (a distanza di 3 decenni da quello della 75, da tanti fino ad allora ritenuta l’ultima vera Alfa Romeo) fece esclamare a Marchionne di arrivare fino a 400.000 vetture prodotte intorno al 2020. Il mercato diede poi le sue risposte, non facendo arrivare il marchio di Arese non oltre le 100 mila (cifra massima, circa). 

la Peugeot 508. Bellissima, eppure poco promossa. Uscirà una nuova ammiraglia, sfruttando la piattaforma Giorgio?

Ma torniamo al discorso attuale, iniziato con targhe, bandiere e richieste d’incontri. In quest’ultimo periodo, prima dell’accordo col gruppo PSA, la situazione a Torino si era un po’ immobilizzata. In parole povere: non si investiva. Le vendite delle Maserati fatte a Grugliasco (le sorelline Quattroporte e Ghibli) non andavano granché bene e anche il suv Levante realizzato a Mirafiori non decollava. FCA era in cerca della grande alleanza, il matrimonio per darle una statura adatta a competere in questo periodo. Cercò Renault ma poi, come sapete, quagliò con PSA. La sensazione, prima della firma ufficiale di quest’accordo e la conseguente nascita di Stellantis, era di un’azienda immobilizzata. Anche le attività del settore storico erano ridotte e i progetti non si concretizzavano (in particolare quelle relative all’Heritage Hub, dove sono esposte molte vetture che hanno fatto la storia di Fiat e Lancia). Dopo la firma però tutto si è sbloccato e l’ingresso di coloro che contano in Stellantis (i francesi, vista la composizione del consiglio di amministrazione e le cariche) è stato plateale e significativo, con Carlos Tavares che non a caso va a visitare lo stabilimento più in crisi di tutti: quello di Cassino, che lavora appena al 15% delle sue potenzialità (dove sono fatte Giulia e Stelvio).

Dicono che sia stato attento e accorto anche nei confronti degli operai. Il suo ingresso nel sito produttivo situato a Frosinone è avvenuto con una Maserati Quattroporte, seguita da uno stuolo di Stelvio. Speriamo che sia di buon auspicio per le sorti del Grecale, il suv del Marchio del Tridente che sarà fatto in quella fabbrica (il primo esemplare per le prove su strada è uscito dalla linea pilota proprio qualche giorno fa). Nel frattempo, Jean-Philippe Imparato (nuovo responsabile del marchio Alfa Romeo) si è recato in visita pastorale al Museo Alfa Romeo di Arese. Nell’Alfa Romeo di un tempo a trovarlo ad accoglierlo avrebbe trovato anche Elvira Ruocco, in grado di narrargli tanti dettagli della storia della Casa. NB: Gianni Agnelli, quando Fiat comprò Alfa Romeo, disse: “Ci siamo annessi una provincia debole”. Tavares ha fatto intuire che potrebbe esserci un futuro anche per la Lancia, Marchio che Marchionne definì “praticamente sconosciuto al di fuori dall’Italia”.

Da queste presenze in vari posti del management Stellantis marchiato Peugeot spicca quindi la mancata visita al Torino (e agli stabilimenti Maserati di Grugliasco e a Mirafiori). Casualità? Volontà di andare a vedere per prima i punti deboli? A non dormire sonni tranquilli è la filiera dei fornitori piemontesi, che si vedrà privata di molto lavoro se non nasceranno nuovi modelli per le fabbriche locali e se ad essere privilegiate saranno le “piattaforme” Peugeot. Infatti l’invito – non troppo tra le righe – è stato quello di fondersi con i fornitori francesi. La città simbolo dell’industria automobilistica italiana sembra quasi distaccata, in catalessi, anche per via di istituzioni locali non all’altezza della situazione. In giro si vedono pochi prototipi: quei pochi che circolano sono di vetture già in produzione. I sindacati ripetono la litania come le vecchiette “cantarine” nelle chiese di provincia, assoldate dai parroci per mettersi in prima fila e cantare a squarciagola: “Serve un nuovo modello!”

Amen.  

Filippo Zanoni / Torino, 4 febbraio 2021

Filippo Zanoni

filippo.zanoni@superpista.it

Auto, moto e design. Tre mondi che si sono sempre intrecciati nella mia vita professionale. Giornalista pubblicista dal 2004 e professionista dal 2009, ho lavorato nella redazione de “La Manovella” (rivista ufficiale dell’Automoclub Storico Italiano) dall’agosto del 2002 a luglio 2016. Durante questi 14 anni ho accumulato una grande esperienza facendo interviste e scrivendo molti articoli relativi alla storia dell’automobile, delle moto e dei loro protagonisti. Ho scritto tanti articoli biografici su piloti e designer, cercando sempre di far risaltare anche le loro gesta e opere meno conosciute, con una stile di scrittura fluido ma vivace. Collaboro dal 2015 anche con il blog Autologia, scrivendo articoli che riguardano l’attualità del mondo dell’auto. Sono un piccolo collezionista di veicoli youngtimer (sia auto sia moto): nel mio garage c’è una Fiat Barchetta del 2002 e una Ducati Monster 900 S del 2000. Ma il cuore è a 2 tempi: ho anche due Vespa anni ‘80. Una delle due mi ha portato in mezza Europa e negli Stati Uniti. E’ stato grazie a lei che ho scoperto il mio avvenire.<span class="Apple-converted-space"> </span>

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