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Esci in Barchetta – Superpista
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Esci in Barchetta

Nei tanti periodi Fiat suscettibili (e meritevoli) di un’attenta analisi, c’è sicuramente quello di metà degli
anni ‘90, dove c’è stata una certa propensione a coprire quelle che in gergo vengono chiamate “nicchie”
di mercato. Una delle figlie di questo guizzo di sensibilità da parte dei manager di Mirafiori è la Fiat
Barchetta, presentata nella primavera del 1995 al salone di Ginevra.

i primi bozzetti, del ’92.

Insieme a lei, in quel periodo, ci sono state altre Due vetture destinate ad appagare la clientela più sportiva e/o particolare: sono la Fiat Coupé (la cui prima foto è stata diramata nel giugno 1993) e la Punto Cabriolet (lanciata nel giugno ’94). Uno sforzo che non avrà la giusta riconoscenza del mercato, forse anche perché non sostenute in
modo adeguato dalla rete commerciale: di Barchetta, in 10 anni produzione, ne saranno fatte poco più di 57
mila, mentre di Coupé la produzione in 6 anni si attesterà a 70 mila esemplari.


Sono idee che si sono concretizzate in un clima decisionale e stilistico molto particolare, una “finestra”
dalla quale ancora oggi molti appassionati si possono affacciare grazie a queste vetture ormai youngtimer.
Piccola nota: per tutte e tre Fiat sceglierà partner produttivi molto tosti. La Barchetta sarà fatta da
Maggiora nello stabilimento di Chivasso, la Coupé sarà affidata alla Pininfarina (con le scocche fatte
nello stabilimento di Bairo Canavese) e la Punto Cabriolet alla Bertone (nello stabilimento di Grugliasco,
poi diventato Maserati). Di fatto questo smistamento sarebbe stato il canto del cigno dei
costruttori/designer: tutte queste realtà industriali hanno smesso di fare vetture su media scala o sono
fallite.

gli studi per la definizione degli interni. Prevalse, infine, la scelta di riprendere lo stile Brionvega, con chiari riferimenti alla radio Cubo, di Zanuso e Saper.


All’epoca, il budget necessario per fare questa piccola gamma “da divertimento” è risicato e la Barchetta e
la Coupé devono essere fatte su pianali e meccaniche già esistenti.
La sfida più ardua è per la Barchetta:
come tirare fuori una spider sportiva dal pianale della bestseller Punto? La sfida non riguardava solo gli
aspetti ingegneristici ma anche quelle che dovevano essere le doti dinamiche della vettura. Per quanto
riguarda il primo aspetto la parte progettuale più difficile da far “quadrare” è stata l’altezza della vettura
nel punto dove inizia il parabrezza. Un vero e proprio artificio ha permesso di abbassare questo soglia
(molto alta sulla Punto): cose che solo uno come Maggiora poteva fare, al punto che, superate questa e
altre difficoltà, esclamò in piemontese: “la fuma, la fuma”. Tradotto: la facciamo, la facciamo!

tra le proposte di stile, anche molti riferimento alla Coupe di Chris Bangle.


La linea fu scelta dopo un derby tra pizze: in modo assai divertente il responsabile dello stile assegnò ai
vari designer il compito e alla fine alle varie proposto di stile fu assegnato il nome di una pizza.
A vincere
fu quella cucinata da Andreas Zapatinas, che riuscì a sfornare un capolavoro degno della migliore
tradizione stilistica italiana, dove elementi classici e richiami estetici si fondono armoniosamente. La
linea della fiancata ha infatti richiami chiari alla Ferrari 166 M “barchetta”, vettura che, in una versione
bicolore, appartenne anche all’Avvocato Gianni Agnelli. Altro dettaglio proveniente dal passato sono le
maniglie a scomparsa, richiamate dalla loro sede con un piccolo bottone (citazione presa di peso dalla Fiat
8V). Tutte cose che, in un lampo di coraggio apparso in qualche corridoio della sezione marketing della
palazzina di Mirafiori, fecero addirittura pensare a qualche eroe di commercializzare la futura spider con
il marchio Touring, la celebre carrozzeria fondata da Felice Bianchi Anderloni, famosa per aver inventato
un sistema per rendere il “vestito” della vetture più leggero, da qui il nome completo “Touring
Superleggera”.
La proposta, venne ovviamente cassata dalle logiche del “tritacarne”, simpatico nome con il quale alcuni
quadri chiamavano la palazzina di Mirafiori, e dei correlati sistemi di pensiero che avevano come leader il risparmio
(l’uso del nobile Marchio sarebbe costato troppo). Se la proposta fosse stata approvata, ora ci troveremmo una
youngtimer con il marchio Touring Superleggera… Non male, vero?
E la meccanica? Venne scelto il 4 cilindri di 1747 cm3 con distribuzione bialbero, 16 valvole, prodotto
nello stabilimento di Pratola Serra.

il restyling della Barchetta arrivò verso la fine della sua stessa carriera. Il frontale venne molto appesantito, al pari del posteriore, con risultati discutibili.

Fin qui tutto bene, ma tanti “barchettisti” non finiranno mai di maledire il delicato variatore di fase che, in caso di malfunzionamento, fa emettere al propulsore un rumore che ricorda un diesel. Usando l’olio motore specifico (da cambiare a scadenze fisse) questo
componente dura di più. In ogni caso, come ricambio, vi era una versione leggermente modificata, meno
incline al declino. Sospensioni: praticamente quella della Punto, ottimizzate grazie a molle e
ammortizzatori specifici. Nota di menzione per lo sterzo: preciso e ben calibrato, è uno dei punti di forza
della vettura. Altri punti deboli? Sicuramente le guarnizioni della capote (3 pezzi per lato, acquistarle è
come andare dal gioielliere) e quelle del vano capote. Altro problema: radiatore del riscaldamento,
soggetto a rotture. In caso di default di questo componente l’operazione di sostituzione è allucinante: per
smontarlo occorre rimuovere tutta la plancia. Siccome non c’è limite alla sfiga e alla legge di Murphy, anche i pezzi di questo componente non sono stati migliorati (nel mio esemplare si è rotto due volte).

la purezza stilistica della prima Barchetta, nel suo colore migliore: l’arancione.

Per ovviare a questa disastrosa evenienza, un appartenente al gruppo FB “barchettisti sabaudi” (punto di
riferimento per gli appassionati di questa vettura) ha provveduto a farne uno in stagno e ottone, ovvero
senza quel fastidioso abbinamento metallo-plastica che provocava la rottura. In caso di acquisto valutare
bene anche la corrosione del pianale mettendo la vettura sul ponte e saggiando il fondo: la “vasca” in
plastica dell’abitacolo tende ad accumulare acqua che può ristagnare (cartina tornasole: vedere se il
numero di telaio sotto lo sportellino di fronte al sedile del passeggero è ossidato o meno). Altra cosa: in
caso di pioggia e di scarichi non puliti l’acqua tende ad accumularsi nel vano capote, chiamato non a caso
da alcuni barchettisti “l’acquario”. Note positive: tante Barchetta sono ormai ventennali e possono avere il
CRS (e relativo bollo dimezzato, per fare la pratica conta anche la data di costruzione, così si guadagna
qualche mese se il bollo scade tra questa e l’immatricolazione). Chiudiamo con le modalità di utilizzo:
sconsigliata come prima vettura (consumicchia se tirata e comunque il suo motore mal si adatta
all’utilizzo urbano). Si consiglia quindi di utilizzare la vettura nel misto veloce, tenendo il propulsore un
po’ allegro.
Per migliorare l’utilizzo si può ricorrere ad una saggia calibratura dell’assetto (da farsi
consultando esperti, ci sono ormai strategie consolidate) e gomme all’altezza.

Filippo Zanoni / Torino, 22 marzo 2021

Filippo Zanoni

filippo.zanoni@superpista.it

Auto, moto e design. Tre mondi che si sono sempre intrecciati nella mia vita professionale. Giornalista pubblicista dal 2004 e professionista dal 2009, ho lavorato nella redazione de “La Manovella” (rivista ufficiale dell’Automoclub Storico Italiano) dall’agosto del 2002 a luglio 2016. Durante questi 14 anni ho accumulato una grande esperienza facendo interviste e scrivendo molti articoli relativi alla storia dell’automobile, delle moto e dei loro protagonisti. Ho scritto tanti articoli biografici su piloti e designer, cercando sempre di far risaltare anche le loro gesta e opere meno conosciute, con una stile di scrittura fluido ma vivace. Collaboro dal 2015 anche con il blog Autologia, scrivendo articoli che riguardano l’attualità del mondo dell’auto. Sono un piccolo collezionista di veicoli youngtimer (sia auto sia moto): nel mio garage c’è una Fiat Barchetta del 2002 e una Ducati Monster 900 S del 2000. Ma il cuore è a 2 tempi: ho anche due Vespa anni ‘80. Una delle due mi ha portato in mezza Europa e negli Stati Uniti. E’ stato grazie a lei che ho scoperto il mio avvenire.<span class="Apple-converted-space"> </span>

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